Ce.R.Co

Centro Ricomposizione Conflitti

   
    Ivrea, 24/01/05

  

OGGETTO: Relazione annuale attività ufficio Anno 2004

  

Nel corso dell’anno 2004, secondo anno di attività dell’ufficio Centro Ricomposizione Conflitti, i casi assegnati sono stati 224.

Rispetto all’anno precedente si è verificato un incremento di 18 fascicoli.

 L’ufficio ha lavorato e concluso 202 casi dei 224 assegnati; i restanti 22 sono attualmente in attesa dei colloqui individuali di prima conoscenza.

La metà circa dei casi trattati si è evoluto in una proposta di archiviazione del procedimento penale.

Per una minima parte di questi casi non c’è stata l’effettiva realizzazione dell’incontro di mediazione in quanto i soggetti avevano già raggiunto un accordo tramite i legali e l’ufficio è stato utilizzato come strumento per chiudere ogni pendenza senza dover necessariamente attendere i tempi del processo, permettendo inoltre alle parti interessate di avere uno scambio verbale e personale per rinsaldare l’accordo già individuato.

 Dall’analisi dei dati in possesso emerge che il 40% dei casi lavorati, ha avuto uno sviluppo a carattere di mediazione e a seguito dei colloqui individuali, c’è stata l’accettazione delle parti a partecipare a un incontro chiarificatore.

In tali colloqui si è reso spesso necessario un intervento specifico finalizzato al raggiungimento di una variazione nell’ottica di osservazione del conflitto, sino a renderla meno soggettiva e maggiormente rivolta  alle esigenze e  necessità della controparte, al fine di far maturare il clima fondamentale per un incontro di mediazione che possa diventare significativo e risolutorio. E’ in questa fase che l’intervento diventa maggiormente delicato e spesso si scontra con contesti in cui la querela viene utilizzata come strumento per far emergere molte altre tensioni sottostanti, a volte con un significato e un importanza personale maggiore.

 Tra le situazioni per cui l’intervento dell’ufficio si è concretizzato in una mediazione, il 25% dei casi si è concluso con una chiarificazione tra le parti che, a seguito dei colloqui individuali hanno modificato il rigido atteggiamento di base e al termine dell’incontro di mediazione, in conseguenza alla realizzazione di un soddisfacente, positivo e significativo confronto, hanno espresso la volontà di chiudere la questione penale con la remissione e la contestuale accettazione di remissione.

 Si sottolinea che i reati trattati dall’ufficio nell’anno in corso comprendono anche alcuni reati procedibili d’ufficio. La Procura, con l’intervento del Ce.R.Co. e la possibile chiarificazione tra le parti, permette di raggiungere una definizione di archiviazione anche per tali situazioni.

Nell’anno considerato i fascicoli procedibili d’ufficio sono stati 34 di cui 18 conclusi. Dei restanti 16, la metà sono ancora in fase di trattazione.

Di questi 18 procedimenti, 10 si sono concretizzati in una mediazione e 4 si sono conclusi con un’archiviazione a seguito di accordo tra le parti.

 Dai dati si evidenzia che alla presenza di un aumento dei procedimenti penali assegnati rispetto all’anno 2003, è corrisposta una riduzione delle percentuali di intervento positivo.

Gli operatori, in relazione all’esperienza accumulata nell’ambito specifico, hanno maturato le seguenti riflessioni:

q       spesso le situazioni che vengono delegate per l’intervento di competenza sono sclerotizzate in modalità di comportamento altamente conflittuali e l’intervento di mediazione si innesta, nella maggioranza dei casi, dopo che il livello della tensione tra le parti ha raggiunto stadi intollerabili.

q       Cresce il rischio maggiore di interventi in contesti caratterizzati da conflitti estesi a più ambiti, fortemente interrelati tra loro e che innalzano il livello di tensione tra le parti (esempio: questioni penali strettamente collegate a questioni civili che proseguono da anni senza raggiungere una soluzione soddisfacente).

q       Aumentano le denunce presentate da soggetti che hanno già più volte tentato di trovare accordi attraverso i rispettivi legali o autonomamente, ma senza avere ottenuto risultati positivi. L’intervento dell’ufficio, quindi, che propone un ulteriore incontro per tentare di trovare una soluzione pacifica, non viene ritenuto idoneo a risolvere la questione, già portata agli estremi. L’ufficio ha riscontrato in 37 situazioni il rifiuto indiscutibile della parti coinvolte, sia in qualità di persona offesa che di persona indagata, alla realizzazione di un colloquio a carattere di mediazione, a volte rifiutando la partecipazione anche in fase preliminare al colloquio individuale. Inoltre in ben 4 situazioni, una delle due parti coinvolte nel procedimento risultava irreperibile.

q       Una parte dei soggetti che sono coinvolti nelle denunce sono portatori di disturbi psichici pertanto l’intervento realizzato assume solamente i contorni di un contenimento e una riduzione delle ansie, ma non può avere le caratteristiche proprie dell’attività dell’ufficio.

 Dall’analisi dei dati raccolti emerge comunque che nel 96% dei casi le soluzioni adottate per risolvere il conflitto, reperite in autonomia dalle parti durante la mediazione hanno avuto validità nel tempo. E’ stato verificato che al termine di un significativo confronto con la controparte e il raggiungimento di un positivo accordo valido e accettato da entrambi, le parti rispettano quanto stabilito e riprendono una convivenza più tranquilla.

 Si è verificato che un positivo risultato della mediazione è ravvisabile anche nel momento in cui le parti, a seguito del colloquio, vedono scemare le reciproche astiosità e vedono appianarsi le motivazioni che hanno portato alla proposizione della querela.

Un dato significativo che emerge dall’analisi dell’attività è che, nella quasi totalità delle situazioni, l’intervento dell’ufficio non viene più richiesto per le medesime questioni.

 Alcuni soggetti hanno assunto l’ufficio come punto di riferimento per consulenze sulle modalità di agire nel caso in cui si ripresentino tensioni o liti e a volte ritornano all’ufficio con la richiesta di contattare la controparte prima di fare una denuncia.

 Complessivamente nell’anno 2004 il 40% di tutti i casi trattati dall’ufficio ha portato alla definizione del procedimento penale con un’archiviazione a seguito di remissione e accettazione della remissione da parte dei soggetti coinvolti.